mercoledì 31 marzo 2010

amerimafia

L’estate porta il caldo e d’inverno viene il freddo; le api impollinano e fanno il miele; i fiori sbocciano a primavera e appassiscono in autunno; il Fuhrer si batteva per la libertà dell'Europa e fu sconfitto dalle plutocrazie democratiche; gli americani sbarcano in Sicilia…Raffaele Lombardo, nel suo indirizzo di saluto ha evidenziato la qualita' dei rapporti che legano la Sicilia agli Stati Uniti che ''sempre piu' si approfondiscono nei campi maggiormente strategici dell'economia e della cultura, come gli intensi scambi commerciali ed economici testimoniano"… Raffaele Lombardo indagato per concorso esterno in associazione mafiosa…

Ci sono cose, nella vita, che hanno un’intima coerenza. Per tutto il resto, c’è la repubblica italiana.

lunedì 15 marzo 2010

berlusconi e il momento attuale

Berlusconi denuncia il complotto. Non ha tutti i torti ma rasenta il ridicolo.

Non ha tutti i torti

Non ha tutti i torti perché inglesi e americani stanno speculando contro l'Euro e tentano di spaccare la Ue; e questo ringalluzzisce ora i lacché della City che contro il premier congiurano da sempre. Ciò indebolisce anche la posizione italiana, fatta d'improvvisazione e di smarcamento continuo tra i giganti continentali, perché oggi chi resiste, ovvero Francia e Germania, pretende che ci si accodi. Tra i due litiganti il terzo non gode: né Berlusconi che non ha più sponde, né gli euroscettici come i destroterminali che, con Marine Le Pen in testa, si sono appecoronati un'altra volta dietro allo Zio Sam contro l'Europa. Ma su questi qui non è nemmeno il caso di soffermarsi troppo.
Non ha tutti i torti perché gli attacchi dell'ultimo mese sono mirati e puntano ai pilastri del Cavaliere al fine di destrutturarlo: mirano a Bertolaso e Letta.
Non ha tutti i torti perché la minoranza organizzata nei media sta offrendo un'immagine distorta e fa apparire ruberie, arroganze e violazioni come figlie di Berlusconi quando sono evidentemente bipartisan.
Non ha tutti i torti perché è chiaro che gli attrezzi buffi che dovevano presentare le liste elettorali sono individui disinvolti e pecionari da sempre ma, stavolta gli altri, probabilmente ben istruiti, li attendavano al varco.
Non ha tutti i torti perché al momento di raccogliere i cocci Napolitano ha ondeggiato, oscillato e giocato in modo non cristallino e perché i giudici hanno interpretato il decreto legge a loro arbitrio.
Non ha tutti i torti ma, soprattutto, rasenta il ridicolo.

Rasenta il ridicolo

Rasenta il ridicolo perché sarà pur vero che le ruberie, le arroganze e le violazioni sono bipartisan, ma questa non è una buona ragione per assolvere chi le commette.
Perché sarà pur vero che molti degli inquisiti sono innocenti e alcuni addirittura galantuomini - probabilmente è il caso di Bertolaso - ma di sicuro c'è chi è stato preso letteralmente con il sorcio in bocca.
E sarà pur vero che tra i presi con il sorcio in bocca ci sono esponenti sindacali e politici di sinistra, ma ciò non risalta affatto, dunque è come se non fosse così.
Rasenta il ridicolo, anzi nello specifico ci è sprofondato, per come ha giustificato la cialtroneria dei suoi peones nel Lazio. Perché sarà pur vero che c'è stata anche violenza dei radicali, e personalmente ci credo, ma se ciò è vero non è affatto verosimile. E in propaganda è il verosimile che fa fede.
In ogni caso la violenza dei radicali non è che un elemento di una tragicommedia alla burina, con annesse tutte le motivazioni che van di bocca in bocca (vox populi vox dei...).
E non si può rispondere a una tal figuraccia cambiando continuamente angolo d'attacco, come fa da giorni Berlusconi (perché gli altri, furbi e codardi, tacciono): è prova di debolezza e d'insicurezza.
Così come non si può cercare di parare tutto con un provvedimento straordinario dall'alto, impopolarissimo tra i propri elettori, né riuscire, colmo dei colmi, a partorire un decreto che viene persino bocciato!
Rasenta inoltre il ridicolo perché, cercando disperatamente e confusamente d'incollare i cocci, ha fatto sì che la pretesa assurda di Bersani e Di Pietro di vincere a tavolino, i loro deliri su colpi di Stato, ahimé irreali, che in un momento di normalità li avrebbero coperti di ridicolo, le loro esortazioni a istituire, essi, una democrazia protetta e guidata da un'oligarchia tecnogiuridica, tutto ciò è passato liscio e tranquillo e nell'occhio del ciclone ci è rimasto Berlusconi. Da solo.
Perché i leghisti si sono giustamente smarcati dal Lazio e gli altri continuano a fischiettare. Come sempre: in attacco e in difesa c'è soltanto lui.
E stavolta non ha nemmeno più l'appoggio dei suoi uomini di fiducia.

La ruota gira

In pochi mesi la ruota è girata ancora. In autunno sembrava che i Proci avessero avuto la meglio su Berlusconi, da dicembre a febbraio questi li aveva letteralmente sgominati, ora i rapporti sono inversi di nuovo.
Siamo arrivati al punto che le elezioni regionali, che fino a un paio di settimane fa non rivestivano alcun significato strategico, diventano importanti politicamente anch'esse, e ciò al di là dell'imperativo democratico della distribuzione dei poteri (le amministrazioni a chi non governa).
Successivamente, in teoria, ci saranno tre anni senza elezioni. Ma cosa accadrà? Difficile che Berlusconi abbia la forza di avviare le purghe interne. Difficile che il suo scontro con buona parte dei poteri forti e il suo richiamo al populismo possano produrre auspicabili lacerazioni.
Se anche dovesse risorgere una volta di più, è improbabile che vada al redde rationem.
D'altronde alla mafia del sottopotere e all'immobilismo delle nomenklature finora egli ha opposto la sua energia e il suo egotismo e i pieni poteri, dove possibile, concessi a qualche decisionista efficiente, come Bertolaso. A questo si aggiungono delle ottime opzioni politico/culturali: il craxismo, l'anticomunismo il non/anti-fascismo e le scelte estere ad est.
Ma la sua classe degli ufficiali è da Prima Repubblica. E' gente intrisa di democrazia: ovvero palsmata su di un'etica di patteggiamenti, di lottizzazioni, di scambi, di ni (mai sì o no), di percentuali, di accordi, di dialettiche oblique.
Perché questa è la democrazia, che è corruzione, sempre.
Lessicale, mentale e morale prima che economica. Ce lo dimostra la storia fin dai tempi di Atene quando mandò a morte Socrate perché onesto, esiliò Aristide perché giusto e visse tra sfarzi e acquisti di cariche. E lo dimostra la cronaca, con un'Italietta di ladri e ruffiani subentrata ai gerarchi assassinati che non avevano intascato un centesimo ed erano riusciti a chiudere in attivo – in guerra! - i conti della RSI. In ogni latitudine la democrazia è ruberia, si salva appena appena solo nei paesi dov'è retta da una rigida morale puritana, buona per l'amministrazione, deleteria per altri versi.

Corruzione e cialtroneria

Gente corrotta, a destra come a sinistra, oggi come in Prima Repubblica, ma con una differenza: se quelli erano corrotti questi sono corrotti e cialtroni. E se la corruzione il popolo la può anche perdonare perché in fondo è corrotto anche lui, il ridicolo non lo accetta.
Non si può andare avanti con i cialtroni: ma di cialtroni ce ne sono a bizzeffe. Come riconoscerli direte voi? La cartina di tornasole sta nell'antifascismo. L'antifascismo di oggi, per chi non rappresenti un dogma isterico della fede, è pura cialtroneria. E' sul come si pronunciano sull'antifascismo che si misurano oggi gli uomini.
Chi ha un minimo di spina dorsale, anche se fascista non è, persino se in fondo è antifascista, non accetta di prosternarsi e di strisciare: non lo hanno fatto i leghisti, non lo ha fatto Berlusconi, non lo hanno fatto diversi forzaitalioti. Ma chi non ha attributi, chi ha i polsi che gli tremano, chi ha le ginocchia che gli si abbassano, chi ha la vocazione di pietire un riconoscimento altrui, chi canta a comando, chi riscrive addirittura il suo passato per mondarsi persino ai propri stessi occhi di valletto, è cialtrone.
E non è un caso che il massimo della cialtroneria di queste regionali sia maturato proprio nell'ambiente più cialtrone del centro-destra. Non è un caso per niente.

Una cultura anti-democratica

Non sappiamo come andrà in futuro e, in fondo, ci preoccupa poco.
Non sappiamo se si avranno rese di conti tra quelli che con poche mosse hanno gettato al vento il sostegno di cui godevano fino a due settimane fa.
Fortunatamente non abbiamo mai creduto che le cose in Italia si sarebbero rivoluzionate per intervento dei politici e abbiamo sempre osservato le evoluzioni, individuato le faglie - e tifato per le lacerazioni - avendo a mente al tempo stesso il bene della Nazione e della Tortuga.
Un bene da costruire negli spazi che si aprono e nelle condizioni che si vengono a creare.
Ergo, di quanto accadrà dopo questa buffonata poco ci cale.
Se mai ci sarà una lotta intestina tra i componenti della parte oggi in difficoltà, ovvero il centro-destra, sia chiaro che, dato per postulato che siano corrotti in gran numero gli uni e gli altri, auspichiamo che a cadere siano soprattutto le teste di chi è anche cialtrone, i neo-antifascisti.
Per il resto, per quanto ci compete, per quanto possiamo, è necessario che si dia ogni giorno l'esempio di una viva cultura anti-democratica.
Ovvero: onesta, responsabile, generosa, efficiente e partecipativa.
La democrazia la lasciamo tutta a chi l'ha partorita e ci sguazza dentro: alla cultura clericale, massonica, mafiosa, e gangsteriale. Bipartisan e corrotta.
Se poi la democrazia continuerà su questa china, se si mostrerà, cioè, anche cialtrona non ne soffriremo: può anche darsi che così sia costretta a togliere il disturbo e a restituirci la libertà.

sabato 27 febbraio 2010

Marco

E' morto Marco, Marco Martinolli, mi diceva stamattina Tommaso, con la voce incrinata, quasi deformata, dallo stupore.
Ed io qui, lontano, intento in tutt'altro lasciavo che passassero secondi e poi minuti per capirci qualcosa.
Ma che dici? chiedevo a Tommaso, e lui mi spiegava che si, un infarto, ed io "ma come cazzo un infarto, ha tre anni più di me" e ... nulla.
Insomma. Scrivo periodicamente centinaia di parole per raccontare il mio rifiuto per questo cumulo di macerie che chiamiamo mondo. Marco era uno dei miei lettori più attenti e fra noi la polemica era sempre dietro l'angolo. Per quella sua intransigente difesa della cristianità alla quale contrapponevo la fiera resistenza dell'antica religiosità romana. Il suo lavoro alla genertel, che spesso l'angustiava ma al quale non rinunciava senza peraltro mai piegar la testa, ci consentiva di dibattere e litigare via mail, scambiare opinioni, ragionare. L'ultima volta pochi giorni fa, gli avevo segnalato che in un sito dei compagni si reclamizzava un convegno negazionista delle foibe organizzato alla Sapienza. Potete immaginare la reazione.
Se la retorica mi fa schifo, mi da il vomito quella funeraria. Tutti a strapparsi le vesti, dopo. "Era un brav'uomo, il migliore, una persona perbene". Mi stanno sullo stomaco queste cazzate da buon borghese.
Eppure.
Eppure, per lui, valgono tutte.
Do alla parola "camerata" un significato rigoroso. Marco non era un camerata. Lo sapeva, glielo dicevo e forse lui ci rimaneva male. Una sensibilità diversa, una diversa essenza. Una volta, però, gli dissi che era come un fratello maggiore, con tutta la rosa di significati.
Potrei strapparvi qualche lacrima, ricordando le serate nelle quali si organizzava la Lega Nazionale di Monfalcone, da lui così fortemente voluta; i pomeriggi a Roiano, quell'ora di pausa rubata ai telefoni di Genertel; o quell'ultima gita assieme a Tarvisio, ad inaugurare la tana di Domenico, con Frengo e Lorenzo. E la sua Simona, esile ma forte.
Conoscevo Marco da poco rispetto a tanti fra voi. Eppure, in un momento particolarmente difficile, mi fu di grande aiuto. Quando gli chiesi come avrei potuto ringraziarlo mi disse solo "siamo amici!". Marco era questo.
Che tu sia fra gli angeli o fiero, in sella ad un cavallo al galoppo, grazie.

mercoledì 24 febbraio 2010

predicate, predicate...

Per quanto le agenzie diano risalto ai proclami degli affaristi della CEI, per quanto i vescovi si affannino a predicare e moraleggiare su vizi degli italiani e inadeguatezza della classe politica, oramai la solfa della chiesa pastore delle greggi se la bevono in pochi.

Le pecorelle restano smarrite e se devono scegliere preferiscono lasciarsi condurre da altri buffoni che dalle tonache.

Mi compiaccio dell’odierno richiamo ai comandamenti (“non rubare”) rivolto ai politici, che userebbero il sud spietatamente, come serbatoio di voti. Osserverei: non era il nazareno a predicare di togliere la trave dal proprio occhio prima di guardare alla pagliuzza nell’occhio del fratello?

A ben vedere la potenza costruita nei secoli dai seguaci di Paolo di Tarso risiede tutta nella grande ipocrisia di chi, banalmente, predica bene e razzola male, molto male.

Dal mercato delle indulgenze alla rapina delle casse dello stato con la scusa della caritas, dalla dottrina depotenziante della vera-vita nell’oltretomba alla litania sulla morale, sul bene e sul male, raschiando via le scorie resta, impietosamente, una cricca d’affari.

Perlopiù plumbea e tendenzialmente obesa.

venerdì 19 febbraio 2010

Avanti, Savoia!

Ammetto un'insana attrazione per Sanremo. La sublimazione dell'italico nulla, canzonette comprese. E' un tornar bambino, quando cacca vomito e pallone calamitavano attenzioni e discorsi.
Così mi stupisce leggere che il principe emanuele savoiardo, con italia amore mio, sia stato fischiato.
Corradino Mineo e sodali, anzichè sdegnarsi al "tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente", dovrebbero sempiternamente render grazie al reuccio e successori!
E voi, perchè fischiate? Il savoiardo canta di credere in un popolo che non si arrende (si è già arreso nonno, per tutti),
e soffre (povero) le preoccupazioni di chi possiede poco o niente. Perchè quest'accoglienza iniqua, o degno populus sanremiensis?
I reali son tornati a calcare i palchi che gli competono!

giovedì 4 febbraio 2010

Morgan, il trionfo dell'ipocrisia

Morgan, ovvero l’apoteosi dell’ipocrisia.

“Cellophane flowers of yellow and green, towering over your head... Look for the girl with the sun in her eyes and she’s gone! Lucy in the Sky with Diamonds...” (Beatles, Lucy in the Sky with Diamonds)

“Sul celebre quartetto di Liverpool ormai sappiamo quasi tutto, ma lo speciale in onda lunedì 9 luglio in seconda serata su Raiuno non è l'ennesimo documentario su Lennon & soci. Lo speciale, presentato da Fabrizio Del Noce, è infatti un vero e proprio racconto in forma di concerto intorno al mito dei Beatles, un tentativo di rievocare attraverso le loro canzoni i suoni, i colori e le atmosfere di un'epoca irripetibile. (…)Fabrizio Del Noce afferma: "I Beatles fanno parte della mia gioventù, di un periodo che segnato un'intera generazione, per cui sono davvero contento di presentare questo speciale”

Deve essermi sfuggito qualcosa. Cinquant’anni orsono, quattro inglesi delle periferie di Liverpool, preda di lisergica creatività, avevano un Del Noce tripudiante insieme a sciami di adolescenti impazzite.

Oggi abbiamo speciali di approfondimento sui “mitici fab four”.

Poi Morgan – che disconosco, salvo per qualche fugace fotogramma – viene cacciato da Sanremo per pubblica decenza. Con tanto di moralina e un pizzico di severità da maestro elementare, che non guasta mai.

Il palinsesto rai, in effetti, è l’esaltazione del puro, anticorpi all’immoralità.

Ore 11, rai 2: “i fatti vostri”. Ah si, i coglioni nella piazza di cartapesta con la voce senza volto che distribuisce un montepremi di pentole. E ogni tanto ci scappa l’ospite tipo “madre con figlio omosessuale che scappa col patrigno riscopertosi fr… pardon, gay”.

Ore 14.15, rai 2: “Italia sul due”. Deve trattarsi di un appuntamento d’elite, ne so poco. Approfondendo rilevo che la parte fondamentale della trasmissione era dedicata ai commenti sull’Isola dei famosi, quelli nudi che litigano, digiunano e scopano in vacanza sul Pacifico (o era l’Indiano?)

Il primo canale sarà ancora più educativo, altro che Morgan. Ore 16.15: “la vita in diretta”. Da Cucuzza a Sposini, in diretta dalla casa di Aìda Yespica o dallo spogliatoio di Scamarcio… avremmo preferito il contrario, ma il livello socio-culturale resta comunque elevato.

Ore 21.10: “Don Matteo”. Adesso ho assorbito lo choc di Morgan. Rinfrancato da Terence Hill travestito dal prete di uccelli di rovo – la differenza è che donmatteo l’uccello non lo usa – mi godo: mamma commossa per il bambino che si sbuccia il ginocchio medicato da donmatteo; ragazza felice perché donmatteo ha salvato il gattino finito in cima all’albero; transessuale redento dopo una confessione con donmatteo che gli racconta che fine ha fatto il trans di marrazzo (fiamme, ma non quelle dell’Ade).

Ormai in odore di santità, arrivo a tarda notte ringraziando mamma rai per avermi liberato da Satana e dai suoi diavoli tentatori travestiti da cantante dei Blu Vertigo. Scopro, quindi, “Sorgente di vita”, rubrica televisiva di vita e di cultura ebraica realizzata in collaborazione tra rai e l’unione delle comunità ebraiche italiane. Ho, adesso, la possibilità di ricongiungermi con i miei “fratelli maggiori” (Wojtyla dixit). I temi trattati sono l’attualità con reportage sulle comunità all’estero e inchieste su Israele, antisemitismo, razzismo, neonazismo, tutela dei beni culturali ebraici, ma, soprattutto, dialogo interreligioso. A questo proposito c’è un bel servizio sui coloni che “dialogano” con le mitragliette UZI con i palestinesi e un carro armato intento ad edificare la nuova Israele.

Ha ragione Massimo De Manzoni, da Il Giornale, che scrive Morgan deve essere cacciato non «perché è un drogato», ma perché ha fatto l’apologia della droga. E, per di più, l’ha fatta dopo essersi ritagliato, con X Factor, un ruolo diverso da quello di «artista maledetto». Volente o nolente, quella trasmissione, rivolta a un pubblico giovanile, l’ha trasformato in un piccolo maestro mediatico. Certe parole, pronunciate da una sorta di «ex cathedra catodica», acquistano un fascino particolare e, in questo caso, nocivo.

Volete mettere il fascino particolare, anzi, nocivo di quel drogato di Morgan con la lectio magistralis di cucuzza donmatteo yespica e soprattutto Olmert?

lunedì 1 febbraio 2010

Favola della sera

"C'era una volta una setta semitica, che non contenta d'aver fatto strame per centinaia d'anni d'ogni lume di dignità tradizionale, non contenta d'aver esaltato i valori della soccombenza, promuovendoli a via di salvezza, non contenta d'aver generato sangue e morte e alimentato la superstizione, arrivò al 2010 sempre intenta ad inquinare i destini delle genti (peraltro già irrimediabilmente incrinati).
C'era una volta un'esilarante canaglia di burocrati, molti dei quali sacerdoti - che di sacer poco davano, e piuttosto arraffavano - dal nome CEI. Quella cricca clericale, per la voce del crociato "Crociata" (nomen omen), austeramente rimproverando disse che la percentuale della criminalità tra italiani e stranieri è analoga se non identica. Talchè ci fu chi domandò al Crociato, di grazia, se le percentuali di italiani e di stranieri sul territorio nazionale fossero analoghe se non identiche, ma non ebbe risposta. Domandò quindi, Crociatamente, di che colore fosse il cavallo bianco di Napoleone, ma anche stavolta non ebbe risposta.
Questa è una favola, e come tutte le favole ha il lieto fine: e fu così che arrivò il giorno nel quale la percentuale di criminalità straniera, rassicurata dall'abbraccio protettivo dei Crociati, crebbe al punto di forzare il rifugio sanpietrino, con grandi lutti e devastazioni!"